imm non si vede tuttoUma [… ] sempre sulla stradina, ha preso a parlare dopo un calcetto ben assestato a un ciottolo. Infilando a voce alta una serie di pensieri come anelli di ghirlanda matta. Tutto insieme. Senza fermarsi. Senza far domande, anche quando le fa.

Non lo sapevo che prima facevano votare solo le donne che non erano sposate! Oppure vedove. Zitelle e vedove e basta, a votare. Ma era solo in Francia, oppure anche qua? Mah! Non pensavo neanche che era così poco tempo, per tutte. Sposate comprese. Le donne, dico. Che storia, c’è voluta una guerra!

Io a votare per la Camera dei Deputati ci sono andata solo una volta. Che ero diventata maggiorenne appena. Pensavo chissà che! Però ho votato Partito Radicale. Ho un amico radicale a Lecce. Non proprio amico amico. Però simpatico, bravo, lavora all’Accademia.

Questa cosa di Pannella che digiuna non la capisco molto. Però mi sta simpatico anche lui. Sai che ho conosciuto la signora Adele Faccio? È venuta a Lecce, ospite del mio amico. Però non per le elezioni. Doveva andare in Tribunale. I radicali li processano sempre. Però poi vincono sempre. Bravi! Simpatica la signora Faccio.

Il mio amico m’ha detto di questa storia dei referendum, che prima si facevano e adesso non si fanno più. Che ci mettono i bastoni tra le ruote ai radicali. Che dicono sono complicati. Però io le domande dei referendum, quando me le hanno spiegate, le ho capite. La caccia, il nucleare. Mi piacevano tutte. Peccato!

Forse, se non era morto, votavo il signore del quadro. Quello più amato. Doveva essere forte anche lui. Che lo dicevano tutti e però non lo pensavano tutti. Che era il più amato. Mah!

Ho fatto una cosa a maggio, sai? L’ho raccontata a Vittorio. S’è sbellicato. A maggio, per elezioni regionali, a Lecce. Sono andata a votare. Tanto, ero lì.

A proposito, forse cambio residenza. Però non so.

E insomma, ho votato Partito Comunista. Per Vittorio, per farlo contento. Ché tanto, manco c’erano i Radicali. Cioè, c’erano, però erano tutti sparpagliati.

Ho chiamato Vittorio e gliel’ho detto. Ho chiamato proprio io. E lui mi ha risposto eh, appena in tempo, brava! E s’è fatto una risata.

Dice che non si chiamerà più Partito Comunista, dopo la storia del muro, della Germania e della Russia comunista che non è più comunista, però sempre Russia, e di quel signore che ha la voglia col mappamondo sulla testa.

Oh, a proposito. Alma mi ha detto bene bene questa storia dell’India, delle vedove indiane. Sai, quello che stavano raccontando quando sono andata via, sul più bello. Infatti, non c’entra la Russia. Mi è venuta in mente perché pensavo di stare a russare.

Per la miseria! Io in India non ci vado neanche se mi pagano. Non è giusto. Ma lo possono fare veramente? Non è giusto, no!

Doriana, Paola! Le donne di tutto il mondo si dovrebbero mettere d’accordo e fare la rivoluzione, altro che chiacchiere!

Però, non lo so. Come si fa una rivoluzione vera? Prendi e spari? Io sono contro la guerra. E sono pure contro la pena di morte. Anche per i preti che fanno le cose al sesso dei bambini. E alle bambine. No, non lo so come si fa una rivoluzione vera…

Però, se in India le donne non si sposano, non diventano vedove dopo, no? Così è tutto risolto!

Però, anche se non si sposano, mi sa che le ammazzano lo stesso. Anzi, le ammazzano prima. Sì, le ammazzano prima. Ma allora, come si fa?

Le donne di tutto il mondo dovrebbero parlarsi e dirsi le cose. Le cose per cambiare il mondo. Ma come si fa? Con tutte queste lingue diverse. E con le interpreti che ti cala pure sonno!

Le donne che vogliono cambiare il mondo devono imparare tutte l’inglese? E perché l’inglese? Fanno prima a inventare una lingua nuova per tutte. Però semplice. Per dirsi le cose con parole semplici, di quelle che capisci anche senza traduzione.

Oppure senza parole, meglio. Magari, con la musica. E magari ballano. Bello, le donne di tutto il mondo che si mettono a ballare, tutte insieme! Anche lontane. E si mandano a dire le cose col corpo in ballo. Sì, col corpo.

Oppure, potrebbero comunicare con le figure.
Trovato! Sì, con le figure. Come la figurina di Santa Lucia.
Figurine e quadri e manifesti di donne libere dappertutto. Principesse. Streghe. Mamme. Sì, pure le mamme di tutto il mondo, libere. Perché le donne libere sono un’altra cosa, no? Anche le mamme. Anche se fanno le casalinghe. Così, se sono libere, fanno le casalinghe e anche altre cose. Libere. Poi, se si vogliono sposare, si sposano pure. E se vogliono fare figli, li fanno pure.

Se si sposano, però, è meglio se i figli li fanno col marito, no? No?

Ché poi, se non fai le analisi e tutto, mica lo sai se sono di quel marito, i figli.

Quanta fatica! I figli dovrebbero essere delle donne, solo delle donne e basta!

E però, quanto ci tengono i maschi, ai figli! La linea del sangue. Come i mafiosi. Il sangue! Mah.

E quanto ci tengono anche ai nomi! E pure ai cognomi. Il marito di Alma ha due cognomi. Capirai, due cognomi e poi…! Vabbè, lasciamo stare.

Una volta ho detto a mio padre che mi piaceva di più il cognome della mamma. C’è rimasto male. Ma male veramente! Che stupido. Io lo dicevo solo per il suono della parola. Io voglio molto bene a mio padre. Ché se non era per lui… E se non era per la ferramenta…

Però voglio bene anche alla mamma. Ché se non era per lei manco nascevo.

Ogni tanto lui dice che ha fatto la femmina sbagliata. Mio padre non lo sa che sono lesbica. E neanche la mamma. Figurati, la mamma mia muore se lo sa! Lo sa solo Luca che io sono così, però lui è speciale. Quell’altro, Massimo, è tutto scemo.

Ah, a proposito, zia Emma arriva, forse. Non da sola. Con Helen, è chiaro. Quando arrivano, se stai a Roma, te le faccio conoscere, Paola. Se arrivano. A settembre, dice. Vabbè, se arriva, arriva. Ché poi se non arriva ci sto male.

Però per parlarsi le donne devono prendere l’aereo. Oppure telefonare. A me non piace telefonare. E costa, da lontano. Non ce l’ho il telefono a casa, Paola. Sta nella libreria il telefono. Però lì le telefonate si ricevono soltanto. Beh, è giusto. Infatti chiama sempre zia.

Eh, la Libreria delle Donne! Sì, le donne si devono dire le cose, Doriana. Quelle che hai scritto tu. Quelle dell’altra trasmissione. Si devono dire le cose e però meno complicate. Più semplici. Oppure con le figure. Come i quadri. Sì, come i quadri.

imm non si vede tutto

E come le cose della natura. Che è la stessa cosa dappertutto. Anche in America, dove c’è il Gran Canyon e tutto. E i laghi grandi. E i fiumi grandi. A Lecce niente fiumi. E manco laghi. Ci stanno solo i Laghi Alimini, che però non sono proprio laghi. Stanno attaccati al mare e l’acqua è un po’ salata e un po’ no. Non sono proprio laghi. Sì, a Lecce ci sta solo il mare. Anzi, due mari. Cioè, non proprio a Lecce. Il mare sta da una parte e dall’altra. A est e a ovest. E da una parte vedi certi tramonti…! Diversi da qua. Che pure è bello. Sono belle le colline. Mi piacciono. La montagna non tanto. Ma le colline sì. E mi piace qua. Mi piace questo tramonto! Anche se non si vede tutto.

[…]

Doriana racconterà a Paola del ‘signore più amato’ solo una volta a destinazione, prima di cena. Lungo la strada del rientro, se ci fosse stata una mosca con i superpoteri intorno alle loro teste, avrebbe potuto sentire il rumore di due cervelli. In moto.

Estratti da Non si vede tutto in sedici 1990

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NOTA DELL’AUTRICE
Per chi non ha ancora letto il resto: il signore morto, quello del quadro, il signore più amato, quello che… lo amavano tutti, lo dicevano tutti e però non lo pensavano tutti è… Enrico Berlinguer.

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you can’t see it all

I didn’t know that, once upon a time, just unmarried women and widows could vote. Spinsters and widows, that’s all, go and vote! But, was it only in France, or even here? Mah! I didn’t think that it was such a short time ago, and for all of them. Including married ones. The women, I mean. What a story, it took a war! I voted for the Chamber of Deputies only once. […]

Ah, talking about Russia. Alma told me quite well this thing about India, about Indian widows. You know, what we were talking about when I left, the better. Infact, It’s nothing about Russia. Definitely not, it’s nothing about Russia. It came to my mind because I dreamt of rush broom. For God’s sake! I’m not going to India even if they pay me. It’s not fair. But can they really do it? It’s unfair! No. Doriana, Paola! Women from all over the world should come to an agreement and make the revolution, stop talking. However, I dunno. How does a real revolution work? You just go and shoot? I am against the war. And also against the death penalty. Even for the priests who do things to little boys. And little girls. No, I don’t know how to make a real revolution.

But, if in India women don’t get married, then they don’t become widows, do they? And so the problem is solved. But, if they don’t get married, I think they are killled as well. Indeed, they are killed before. Yes, killed before. And so, what can we do? Women from all over the world shoud talk, and tell things. Things to change the world. But how? There’s the matter of the language, they are different. And the interpreters make you fall aspleep. Women who want to change the world, they all speak English? Why English? Isn’t it easier to make up a new language for all of them, but an easy one. A language to talk with easy words, those you understand without translation. Or without words, it’s better. And maybe, they can dance. Cool, women from all over the world dancing, all together. Even far away.

And they say things to each other dancing. Or, they can start comunicating with figures. Got it! Yes, with figures. As the figurines of St. Lucia. Figurines and paintings and posters of free women everywhere. Princesses. Witches. Mothers. Yes, also mothers from all over the world, free. Because free women are all another story, aren’t they? Even mothers. Excerpt from you can’t see it all in Sixteen 1990 – Speech: Uma