ciao, carissima!

La cena sarà servita in terrazzo. Cena in piedi. Una trentina di persone. Più uomini che donne. Paola non vide quasi più Michele, monopolizzato da altri e altre per l’intera serata. Cesare non mollava suo marito, che ogni tanto lanciava occhiate disperate a lei o a Pavel. Quest’ultimo, invece, resterà a lungo in un angolo con l’altro Paolo. Più che altro era l’architetto a non staccarsi da lui. Solo un paio di volte, per prendere da bere e ritornargli accanto. Il tutto con garbato disappunto da parte di Michele, però ottimo attore, avvocato e per di più vanitoso. Cocktail perfetto, nel mare della terrazza. Anche fuor di metafora, ce n’erano di diversi tipi. Molti alcolici. Però, qualcosa di leggero, non esageriamo subito.

Ciao, carissima! Anche tu qui? Era Augusto, conosciuto dalla collega Anna. A cena. Con la moglie, collega anche lei. Lui si occupa di locazioni. Lavinia, invece, è un’amministrativista molto in gamba. Un po’ noiosa, ma in gamba. La descrizione dei due è nelle parole esatte usate a suo tempo da Anna.

Buonasera, Augusto. Sì, sono con Cesare e due amici siciliani. Cioè, uno è siciliano e… La chiusa di Paola si perse nel chiacchiericcio generale. E Augusto non aveva ascoltato neanche la prima parte della risposta. Già passato a salutare nuovamente il padrone di casa. Con un fervore tale e un tono così mellifluo nella voce che a Paola parve di aver conosciuto un altro Augusto.

Sbirciò più in là e vide Lavinia, un po’ in disparte, in gruppo con altre sconosciute. La collega le inviò un distratto saluto col capo, da lontano. E bravo, Augusto. Pensiero al volo di Paola.

La cena in sé fu interessante e noiosa come qualsiasi altra cena dove qualcuno va sapendo cosa va a fare e qualcun altro giusto per provare, almeno una volta. Sì, giusto per provare.

[…]

Ogni tanto partiva un po’ di musica. Non molto alta, ma diffusa da casse minimal sparse e celate un po’ ovunque. Terrazza in filodiffusione. Passò di lì anche l’Uomo Ragno. Lo abbiamo cavato veramente dal suo buco?

Paola non pensò di avvicinarsi al gruppo di sole donne. Le guardava ogni tanto, da lontano. Per tutta la serata si tennero in disparte, vi stazionava ancora la collega amministrativista. Ma Paola non aveva voglia di scandagliare mondi romani fatti di scrittrici o poetesse, alcune neanche tanto belle. E ancor meno voglia di piccoli mondi con dentro una collega in trasferta, arrivata a cena sottobraccio al marito, ora preso come e più di lei da tutt’altro che una fede al dito. E chi sarei io per giudicarli, poi? Si disse Paola. Nessun interesse. Non me ne importa nulla.

[…]

Poi dritta, nuovamente verso la lavanda, giusto quattro movimenti di slalom inevitabili, ma senza guardare i paletti delle porte. Pavel scomparso.

In compenso, dietro quinte scarse di lavanda, due donne allacciate, di cui una Lavinia. La vista non provocò ai neuroni di Paola neanche la milionesima parte di un impulso elettrico. Pensò solo e brava, Lavinia.

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Estratti da E’ lui ed è un’altra cosa in Sedici 1992br